Henricus de Corrigia
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Modulazioni

13/9/2023

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Modulazioni è un festival nuovo, giunto alla sua seconda edizione.
Ideato e diretto da Paola Cialdella e Alessandro Baudino si ripropone di leggere la musica dei secoli passati con occhio trasversale, rendendola multiforme, sfaccettata, ricca di gesti e movimenti, di spazi e di contesti. Slegata dalla stasi di un'aula concertistica ma abitante in più dimensioni.
Ho il piacere di essere stato invitato, in questa circostanza, a tenere un workshop e una conferenza domenica 17 settembre al Complesso Museale di S. Francesco a Cuneo.
Workshop
Il Cantiere delle Voci
Uno scavo aperto nella nostra Storia
h. 10-13
Dire che il medioevo sia lontano è affermare qualcosa di ontologicamente banale. Lo sanno tutti, è socialmente accettato! Ma se questo diventa evidente quando si parla di materia tangibile, non si può dire lo stesso del suono. Così, il paesaggio sonoro medievale viene filtrato con la lente della contemporaneità e spesso si mischia a suggestioni fantasy in cui
far convivere il Canto Gregoriano con ballate celtiche e danze elfiche. Abbiamo in mano delle ricette dalle quali è impossibile conoscere il sapore reale, quello resta perduto. Ma proviamo a vestire i panni dell’archeologo sperimentale e cerchiamo di ricostruire ciò che poteva essere secondo i mezzi che conosciamo per poi gustare il nostro prodotto finale!

Ingresso libero con prenotazione tramite mail a [email protected]
Conferenza
Historia Lango…cantorum
Il canto liturgico Longobardo tra le terre di Ambrogio e il Ducato di Arechi
h. 15
​Prima che il canto che chiamiamo Gregoriano facesse la sua comparsa in questo continentee che Carlo Magno iniziasse il suo tentativo di unificazione liturgica e culturale dell’Impero, il mondo Cristiano era un grandissimo mosaico di riti, suggestioni e canti differenti. La terra dei Longobardi era divisa in due: al nord, nella Longobardia Maior, il territorio ambrosiano, mentre a sud, nella Longobardia Minor, il ducato di Benevento. 
Esploriamoli insieme!
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Musiche dai Codici Liturgici Arborensi

9/9/2023

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Foto
​Sulla scia della conferenza fatta con Nadir due mesi fa, ho pensato a un piccolo trittico di video con l'Ensemble Vocale "Exsurge Domine" che attingesse dai codici liturgici in nostro possesso (un corpus straordinario di 19 esemplari tra Cattedrale e S. Francesco, con dell'altro materiale a S. Chiara) e presentasse al suo interno un po' di tesori del nostro patrimonio artistico. 
Così, ci siamo incontrati nella Chiesa di S. Martino, un vero e proprio luogo iconico della città, per registrare. Qua, infatti, nel 1410 venne decretato lo scioglimento dell'antico Giudicato di Arborea e istituito il Marchesato di Oristano
Il primo brano che abbiamo registrato è "Iam Sanctae Clarae claritas", il principio dell'ufficio ritmico di S. Chiara, modellato sull'omologo francescano di Giuliano di Spira. La melodia è tratta da "Franciscus vir catholicus", è eseguita dal ms. BAO P. II (sec. XV) della Biblioteca del Convento di S. Francesco di Oristano col suo salmo (Dixit Dominus) presentato in alternanza tra canto piano e falsobordone polifonico (non scritto). 
Il secondo è tratto dal salterio-innario ACO (Aula Capitolare Oristano) P. XIII della Cattedrale di Oristano, ora custodito al Museo Diocesano Arborense. Un volume databile al tardo XIV secolo o agli albori del XV e prodotto in Italia centrale. Si tratta di Aeterne Rerum Conditor (f.25r) che si canta ogni domenica alle lodi tra il 13 gennaio e la quaresima e, di nuovo, dal 28 settembre al 27 novembre. È un inno ambrosiano in dimetri giambici resi espliciti dalla notazione ritmico proporzionale. In esecuzione abbiamo optato per la ricostruzione di amplificazioni a tre voci secondo lo stile quattrocentesco per le strofe pari e a quattro voci per la dossologia finale.
Il terzo è il Credo Cardinalis, così chiamato probabilmente per l’attribuzione a un cardinale di Curia (mentre il cosiddetto Credo Regis, è attribuito a Roberto d’Angiò, Re di Sicilia). Come spesso accade, anche l’esemplare arborense (ms. ACO P XII, Graduale-Kyriale-Sequenziario, c. 179r, post 1450), è notato in maniera monodica ma la pratica contemplava un’esecuzione polifonica, spesso eseguita tramite tecniche di composizione estemporanea. La seconda voce è tratta dal ms. F9 della Cattedrale di Parma.
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